La stesura del Compendium Maleficarum si colloca molto probabilmente durante il soggiorno del suo autore, Francesco Maria Guaccio, in Germania, alla corte di Guglielmo III, duca di Julich-Clevenberg nel 1608.
Frate dell'ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus, Guaccio nacque a Milano in data incerta ma collocabile nei decenni centrali del Cinquecento. Risale, infatti, proprio al 1605 la sua convocazione al capezzale del duca Guglielmo, afflitto da una strana malattia. Ravvisando alcuni sintomi che per l'epoca non erano per niente rari, il frate pronunciò la sua diagnosi: era Satana, il perfido signore degli inferi, invocato dalla detestabile figura di un mediatore terreno che in cambio d'effimeri vantaggi gli avrebbe ceduto l'anima.
Il Compendium, di formato in-quarto, è redatto in latino canonico e si articola in tre libri densi d'erudizione e di dottrina per un numero complessivo di 260 pagine. Ricco di citazioni, conta ben trecentotrentadue fonti così che consentono al lettore di orientarsi con sicurezza nella materia trattata.
Il volume rappresenta una lunga galleria di demoniache mirabilia - scomparse istantanee, guizzi, repentine metamorfosi - che costituiscono il repertorio di un Satana illusionista e funambolo. Il libro è corredato da trentuno xilografie di formato medio che riassumono alcuni tratti essenziali dei contenuti. Manca qualsiasi indizio che consenta di risalire all'autore, anche se si avanza l'ipotesi che a realizzare le matrici lignee sia stato un confratello del Guaccio, o lui stesso.
La riproduzione anastatica del Compendium Maleficarum pubblicata dall'A.E.S. S.a.s. - Art Books è stata realizzata da una copia princeps conservata nella Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli. E' stata accuratamente riprodotta anche la legatura in tutta pergamena e la cucitura dei volumi. L'intero allestimento è stato realizzato copia per copia da artigiani che hanno provveduto inoltre a trattare l'edizione con un procedimento d'invecchiamento che ne rende ancora più evidente la somiglianza con l'originale.
La carta usata per la stampa dell'interno è stata scelta tentando di avvicinarsi il più possibile al peso, alla filigrana e alla consistenza originaria; così pure la scelta della tinta degli inchiostri. La confezione è impreziosita da un astuccio con impressione in oro sul piatto e sul dorso.
A supporto del facsimile in lingua latina, la traduzione integrale in italiano, corredata da un'ampia introduzione alla lettura e alla comprensione del testo e arricchita di note dell'autore e da riferimenti bibliografici. |
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