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Collana Babele |
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Traduzioni dalla lingua originale |
Compendium Maleficarum di Francesco Maria Guaccio
Traduzione integrale dal latino di Ulrico Pannuti, Prefazione di Paola Zito
Francesco Maria Guaccio, frate dell'ordine di Sant'Ambrogio ad Nemus, nasce a Milano, in data incerta ma presumibilmente collocabile nei decenni centrali del secondo Cinquecento. Nel 1605 è a Clèves, in Germania, inviato come consulente in materia di stregoneria nel processo indetto dall'Inquisizione contro Guglielmo III, duca di Julich-Clevenberg.
Ai tempi del Guaccio, l'allarme che il fenomeno "stregoneria" comprensibilmente suscitava non accennava per niente a decrescere. Una platea enormemente amplificata dalla rivoluzione gutemberghiana aveva già accolto nel 1486 il Malleus maleficarum dei domenicani tedeschi Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, che elevava la caccia alle streghe al rango di vera e propria crociata; nel 1580 la Démonomanie des sorcières di Jean Bodin lasciava registrare un ulteriore inasprimento dei toni.
In un'atmosfera d'inquietudine e sospetto, continuava a moltiplicarsi la copiosa trattatistica a riguardo. Questo, lo scenario sul quale il Guaccio si trovò ad agire. La stesura dell'opera intitolata Compendium maleficarum, apparsa in editio princeps a Milano nel 1608, si colloca proprio durante il soggiorno presso la corte del duca Guglielmo, secondo quanto lui stesso dichiara nella dedica al cardinale Orazio Maffei.
Redatto nel canonico latino, articolato in tre libri densi d'erudizione e di dottrina, è arricchito da un ampio ventaglio di citazioni che consentono di orientarsi con sicurezza sull'intera materia.
Paratattica e dogmatica, l'opera ricorre a toni perentori per scandire i ritmi cupi del terrificante dramma. Forse troppo misurata per quei tempi avidi di promiscuità con gli abissi infernali, l'opera non ebbe gran fortuna, e non andò oltre la seconda edizione, che fu data alle stampe nella medesima città nel 1626, in una versione notevolmente accresciuta.
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